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Domenica 11 gennaio 2009 presso la sede CRI di Ancona
riunione regionale dei Commissari dei Gruppi VVdS delle Marche.
L'incontro si svolgerà dalle ore 09.00 alle ore 12.00

domenica 10 febbraio 2008

10 febbraio: giornata del ricordo

(Da una notizia apparsa sul sito dell'ANSA)

Oggi l'Italia renderà omaggio ai morti delle foibe, cavità carsiche a imbuto rovesciato, del 1943-1945 e ai trecentomila esuli dalle coste Istriane e Dalmate negli anni tra il 1945 e il 1954, analogamente a quanto effettuato il giorno 27 gennaio, Giorno della Memoria, dove si sono commemorate le vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocauto.
Tornando al 10 febbraio, esso è quindi il Giorno del Ricordo, istituito quattro anni fa dal Parlamento proprio per non dimenticare quei drammi al confine orientale del Paese rimasti per decenni sotto traccia, quasi rimossi, comunque vissuti 'in solitario' dai diretti interessati.
La cerimonia ufficiale si tiene al Quirinale alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e del Vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Altre cerimonie si svolgono a Trieste. La più importante alla foiba di Basovizza, da alcuni anni diventata monumento nazionale dove sarà inaugurato il Centro di documentazione "per meglio capire e comprendere - ha detto l'assessore comunale alla cultura, Massimo Greco - quei drammi e tramandarli alle nuove generazioni".
Ieri a Lucio Toth, presidente dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, sono intanto giunti i messaggi dei presidenti di Camera e Senato e del Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Il dramma delle 'foibe' ha avuto due momenti distinti: i mesi successivi all'8 settembre 1943 e, poi, i mesi a cavallo della fine della Seconda Guerra Mondiale. Nella prima fase in alcuni piccoli paesi nel centro dell'Istria, nella seconda alle spalle delle città di Trieste e Gorizia 'invase' dalle truppe del maresciallo Tito tra maggio e giungo 1945.
Non è noto il numero degli 'infoibati' - cioé degli anticomunisti o, semplicemente, dei servitori dello Stato italiano - anche se gli storici sono unanimi nel parlare di alcune migliaia. L'esodo, invece, fu un fenomeno che si sviluppò, in modo massiccio e imprevedibile per le autorità italiane, quando fu chiaro che Roma intendeva rinunciare alla cosiddetta 'zona B', cioé l'Istria e la Dalmazia. Gli italiani di quelle terre, per evitare di finire sotto la dominazione comunista di Tito, preferirono abbandonare tutto, case, beni, affetti e partire. Molti rientrarono in Italia, moltissimi, invece, partirono per gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia.
L'Ispettore Regionale (figlio di un esule zaratino) informa, per completezza di informazione e non per mera polemica, che si deve ricordare che come risposta alla proclamazione del Giorno del Ricordo italiano, il Parlamento sloveno ha proclamato, nel 2005, il 15 settembre (giorno di entrata in vigore del Trattato di Parigi) festa nazionale con il nome "Festa dell'Unione del Litorale con la madrepartia".
Auguriamoci tutti - continua Christian - che con l'entrata in Europa anche della Slovenia, certe ferite, ancora aperte, si possano rimarginare nel rispetto dell'Uomo e della Umanità.
(Per saperne di più, vi invitiamo a visitare la relativa pagina su Wikipedia, cliccando qui e seguire i link li segnalati)
Immagine: logo della Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

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