L' 80% delle donne immigrate che approdano nel Centro di accoglienza di Lampedusa dichiarano di aver subito violenza nei Paesi di transito. Una violenza ricambiata spesso con una semplice bottiglia d'acqua". A denunciarlo è Jamila Mohammed Iyow, somala, 20 anni, mediatrice della Croce rossa italiana, intervenuta oggi al convegno 'Genere e immigrazione" organizzato dalla CRI.
La mediatrice è impegnata nel progetto "Praesidium" promosso dal Comitato regionale Sicilia della Croce Rossa, dal ministero degli Interni e dall'Organizzazione internazionale per la migrazione. La giovane somala è arrivata in Italia otto anni fa, grazie al ricongiungimento familiare. Due anni fa, Jamila si è diplomata a Firenze e intende proseguire gli studi in facoltà di Medicina. "Gli immigrati riconoscono subito il distintivo della Croce Rossa sulla divisa - spiega - e si rassicurano. Per loro, inoltre, trovare una persona che parla la stessa lingua è un grande e caloroso abbraccio umano. I mediatori - aggiunge - dovrebbero esser presenti in tutte le istituzioni perchè detengono una doppia ricchezza quella della propria nazionalità e quella del Paese d'origine". Anche Astrel Tesfamariam, 35 anni, eritrea, fa la mediatrice culturale in Croce Rossa. Con una collega italiana fa la spola tra i Centro dislocati in Sicilia: Trapani, Caltanissetta, Lampedusa e Ragusa. "Queste donne fuggono dalla miseria alla ricerca di un futuro migliore per se stesse e per i figli - racconta - ma trovano una realtà diversa. Nel tragitto del viaggio, soprattutto in Libia, sono vittime di violenza oppure vengono rinchiuse nelle carceri".


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